Piazza Capelvenere

Piazzetta

Piazza Capelvenere era la cosidetta “piazzetta”: “ndo vai?” “vado in piazzetta”, o anche “se vedemo in piazzetta stasera?”, oppure quando eri più grande “nun passà in piazzetta, che è mejo” vista la visibiltà che si aveva quando la attraversavi e magari avevi qualcuno che ti cercava per qualche tipo di controversia in corso.

In piazzetta c’erano i portici: “ma ndo cazzo stavi?” “sotto i portici che pioveva, ma nun t’ho visto” oppure “vado ar bar sotto i portici” “portate i sordi che me riporti er latte”.

Sotto ai portici c’erano, in ordine da sinistra a destra: la merceria, la “feramenta de startari”, il “bar de Sirvio”, la “trattoria der buonumore”, il “forno de Lana”, “er macellaro” e la sezione.

Nei primi anni di vita della piazzetta, molti anni prima che nascessi io, a sinistra dei portici c’era anche la chiesa, poi demolita forse perchè era troppo a sinistra.

La sezione, invece, era la sezione del PCI, che quindi stranamente si trovava all’estrema destra. Dei portici, ovviamente.

Fuori dai portici c’era uno spazio presunto verde, in realtà di terra battuta con alberelli sofferenti, piantati chissà quando, e alcuni grandi pini, belli alti e malati, ma belli. Finivano il corredo, girando l’angolo,  altri tre spazi adibiti a negozi, il primo era il “er carzolaro”, poi c’era “startari er biciclettaro” e poi un negozio che è sempre stato abbandonato, e girato l’angolo la finestra sul retro della sezione.

La sezione era un posto incredibile, dove fino a un certo punto della storia trovavi il baretto, che mesceva vino, birra,gazzosa e caramelle, e addirittura un cosidetto bijardino, che più tardi qualcuno chiamava “calcio balilla”. Il baretto della sezione incassava i soldi per la vendita delle bevande, che avevano un costo più basso der baretto sotto ai portici, e il piccolo utile era sottoscrizione, intendendo finanziamento alle attività di altro genere della sezione, ovvero quelle cose serie, la politica diciamo. Una sorta di finanziamento pubblico del partito, diremmo oggi. Il bijardino era tendenzialmente gratis,diciamo che se nun rompevi potevi giocà, se strillavi te levo a pallina e ve ne andate tutti a casa, ecchecazzo.

Er baretto della sezione era sempre aperto, tutti i giorni esclusa la domenica, al pomeriggio, ma a volte anche la mattina, sopratutto il sabato. Ma poi verso sera, quando c’era “l’attività della sezione” ovvero le assemblee, il direttivo, o si preparavano i manifesti, il baretto era chiuso. Ma se volevi una birra ti alzavi anche durante le “attività”, posavi i soldi nel barattolo e ti prendevi la birretta, peroni perlopiù, ma mi sembra anche wuhrer a periodi.

Quando ero piccolo, diciamo verso i miei sette anni, e quindi diciamo verso circa il 1967, la sezione era un posto per cui provavo indifferenza per quasi tutto l’anno, perchè i pescetti di liquirizia e il latte ce li avevano solo al bar dei portici, e sinceramente non sapevo cosa fossero le “attività”; qualche volta che ero passato durante questa liturgia avevo visto tanta gente seduta, qualcuno che parlava, e gli altri che mi sembravano poco divertiti dal tutto, ma addirittura qualche volta avevo sentito litigare, e una volta litigare di brutto, con strilli e agitazione. Non mi interessavano proprio le “attività”.

Ma una volta all’anno ciascuna, tre volte all’anno in tutto, accadevano tre cose per cui la sezione diventava un cosa importantissima, la più importante della piazzetta senza dubbio, ma diciamo importante anche per tutta Acilia.

Acilia era il posto dove ero nato, dove c’era la piazzetta che stava non lontano dalla casetta, che era casa mia, e che si chiamava casetta perchè tutte le casette ma anche la piazzetta erano la zona di Acilia che si chiamava “Casette Pater”, ma che noi chiamavamo Acilia e basta, mentre la parte di Acilia che stava aldilà della Via Del Mare la chiamavamo “Acilia Vecchia”, perchè esisteva da prima delle casette, dove c’era la chiesa e la scuola, e un’altra piazza che poi quando sono diventato grande divenne importante per altri motivi, piazza San Leonardo (da Porto Maurizio).

Quindi noi eravamo di Acilia, e per noi era importante la piazzetta, e per molti di noi la sezione. Per tutti erano importanti, dicevo, tre momenti ogni anno: il “Congresso della Sezione di Acilia”, la “Festa del Primo Maggio a Piazza Capelvenere” e la “Festa dell’Unità della Sezione del PCI di Acilia”, eventi annunciati dai manifesti colorati affissi nello spazio apposito sul muro della sezione appena fuori dai portici.

Dei tre eventi, come si evince anche dal titolo, due erano principalmente legati alla sezione e al partito, uno era di tutti tutti, anche dei pochi che non votavano per il PCI: la cosidetta “Festa del Primo Maggio a Piazza Capelvenere”, più brevemente detta la “Festa dei Lavoratori”.

Il Congresso era un evento caratterizzato da un sabato e una domenica in cui, all’inizio della primavera, la sezione era aperta e sopratutto la domenica mattina c’erano le sedie fino a fuori la sezione, sotto i portici, e per andare a comprare il latte e i pescetti di liquirizia dovevi fare il giro largo, non potevi passare diretto sotto i portici. Come appresi meglio in seguito, al Congresso partecipava anche un “compagno della federazione” che ascoltava e interveniva raramente,prendeva appunti e poi faceva il discorso finale, appunto la domenica mattina a chiusura del Congresso.

Il “compagno della federazione” era un personaggio di rilievo rispetto a quelli della sezione, e lo capivi appunto dalle sedie sotto i portici e dal silenzio che si faceva quando lui pronunciava il “discorso di chiusura”, dal suo tono calmo, la voce forte ma calda e la qualità delle parole. Sbirciando poi vedevo che parlava disinvolto, come fosse in un film, guardava raramente un foglietto che teneva in una mano e aveva una parola per tutti, una risposta per ogni domanda che gli era stata posta e non si dimenticava di nessuno.

Alla fine del discorso del “compagno della federazione”, tanti applausi, la gente andava a casa per le fettuccine e il resto, le sedie tornavano in sezione e la sezione veniva chiusa.

Ma il fatto che fosse finito il Congresso era una cosa per me importantissima, ed ero eccitatissimo; era il preludio agli altri due eventi. Infatti durante il congresso si facevano anche i conti di quanto era stato raccolto con i soldi che venivano dal baretto, dalle tessere e dalla “diffusione dell’ Unità”, e a seconda di come era andata si stabiliva il programma della “Festa del Primo Maggio” e della successiva “Festa dell’ Unità”.

Il periodo che va dal Congresso alla “Festa del Primo Maggio” per me era un bellissimo periodo di attesa, e ogni sabato e domenica aveva un sapore tutto particolare passare in piazzetta e sbirciare nella sezione per vedere cosa stessero preparando, per cui insistevo sempre a farmi dare i soldi e andare io a prendere la carne dar macellaro, o il latte (e i pescetti di liquirizia che erano trattenuti al posto del resto).

Poi era primavera, la piazzetta era inondata dal sole, e sulla via del mare passavano tante macchine che andavano appunto al mare, e con Fortunato andavamo a vedere se passava qualche macchina nuova, e fino a che numero erano arrivate le targhe, che facevamo anche a gara a chi vedeva i primi due numeri più alti, e lui era sempre in vantaggio; tipo io una volta ero appena arrivato a 6 “A7” che lui aveva già visto un “A9” e 12 “A8”.

Ma era una grande gioia, la scuola stava per finire, le macchine erano tante e tante erano nuove nuove, si stava bene con la maglietta corta e stava per arrivare la “Festa del Primo Maggio”!!

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